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"Il mio punto di vista sull'approccio terapeutico"

Oggi è facile per chiunque raccogliere informazioni generiche sulle tecniche di intervento e le metodologie terapeutiche in tutte le discipline mediche, anche in odontoiatria. A questo "eccesso" di informazioni disponibili in rete vorrei contrapporre il mio personale punto di vista e vorrei mettere in primo piano l'importanza di capire la specificità che ogni caso comporta e come l'esperienza clinica acquisita giochi un ruolo di primo piano nel formulare un progetto terapeutico.
Un approccio terapeutico che sia veramente tale deve partire da una conoscenza precisa ed analitica del paziente e della problematica che lo ha portato da noi.
Sono tre i punti chiave che riassumono il mio modo di operare in questo senso.
Il primo è arrivare ad una conoscenza approfondita del paziente. Questo obiettivo si raggiunge attraverso una corretta anamnesi, che non sia unicamente l'espletamento di una pratica burocratica. E' importante conoscere la storia clinica del paziente, gli interventi odontoiatrici praticati in precedenza, l'impatto creato a livello osteodontico e nella postura mandibolare. Esistono soluzioni che solo "nella teoria" risolvono un problema e che nel caso specifico possono invece dare luogo a controindicazioni spiacevoli.
Il secondo punto è quello di avere sempre chiara una "visione del futuro" per la bocca del paziente. Per questo preferisco parlare di "progetti" terapeutici piuttosto che di interventi. Questo non significa assediare il paziente ogni sei mesi con l'obbligo di sedute di controllo! Ciò che intendo è invece un approccio che a partire dal quadro clinico attuale porti ad una soluzione efficace nel breve periodo e alla prevenzione delle patologie che quel paziente potrà sviluppare.
Il terzo elemento è la tecnologia intesa sia come strumento diagnostico che come metodologia di intervento.
L'utilizzo di sistemi sempre più complessi non deve essere oggetto di fraintendimento. La tecnologia non è un pretesto per alzare la parcella e neppure l'esibizione di un "arsenale" professionale. E' la garanzia per il paziente che la durata di un intervento e il disagio post-operatorio saranno ridotti ai minimi termini. Rappresenta anche la sicurezza di avere una diagnosi la cui accuratezza avrà un impatto positivo anche nel futuro del suo benessere.

Dott. Corrado Cervi